La vodka Grey Goose nasce idealmente nel 1997 a New Rochelle, nello stato di New York, grazie a una felice intuizione di Sidney Frank. Meno di un decennio fa, infatti, l’eccentrico miliardario, già presidente dell’ononima azienda di alcolici, si accorse dell’importanza di un nuovo settore : la vodka di alta qualità. Con entusismo quindi decide di creare un distillato di altissima gamma che va in netta controtendenza con un mercato che storicamente previlegiava prodotti nazional popolari.
Al suo esordio, Grey Goose aveva un costo esorbitrante di ben 40 dollari per bottiglia, ma il progetto di Sidney Frank si giustificava tutto da solo.
La sua vodka infatti viene prodotta in Francia, nella patria dlla migliore acquavite del mondo : a Cognac la distilleria Mounier, fondata nel lontano 1858, accetta di dedicare a Grey Goose parte della sua maniacale attenzione utilizzando gli alambicchi della sua azienda anche per produrre luxury vodka di Sidney Frank.
La materia prima è selezionata con cura, l’acqua di sorgente è prelevata ogni mattina senza che subisca il minimo trattamento fisico o chimico e le ben cinque fasi di distillazione sono seguite come se si trattasse del più prestigioso consgnac.
La purezza proverbiale a cui tendono tutte le luxury vodka trova in Grey Goose un interprete privilegiato e inusuale: l’assaggio insatti, non delude le apsettative ma, oltre a regalare morbidezza ed equilibrio aromatico, scopre un carattere del tutto particolare ed inconfondibile, sopratutto quando si offre senza veli alla degustazione non miscelata. Una peculiarità che saprà certamente esaltarsi in un grande cocktail Martini e che, verosimilmente, rappresenta l’arma vincente di Grey Goose.
Ancora deve iniziare l’estate ed è già Natale ?
Sebrerebbe di si a giudicare da queste bottiglie con un design già tutto natalizio dell’agenzia Duffy & Partners


In Italia la birra è da sempre stata considerata principalmente una buona bevanda dissetante, relegandola sempre a pause dissetanti durante la giornata o alla sera in qualche locale insieme agli amici. Le cose, per fortuna, stanno cambiando e da non molto tempo anche da noi, si è cominciato a studiare i giusti abbinamenti tra la birra e cibo. In Europa, come Gran Bretagna, Belgio o Germania, è abbastanza usuale degustare un piatto del territorio con una particolare birra.
Attraverso le sempre maggiori degustazioni di birra artigianale e soprattutto grazie all’impegno dei mastri birrai, anche la cucina mediterranea comincia ad avvicinarsi al mondo della birra.
In maniera analoga al vino, troviamo delle regola e generali di abbinamento . Prima regola : birra e cibo devono aiutarsi reciprocamente esaltando vicendevolmente le caratteristiche di colore, profumo e sapore. Il corpo della birra deve essere comparabile alla struttura del cibo, la morbidezza dell’una ha la capacità di smorzare le eventuali spigolosità dell’altro; l’acidità, espressa al meglio dalla freschezza della birra, deve contrastare la grassezza e l’untuosità di alcuni piatti. Mentre l’amaro và accompagnato con piatti di gusto intenso.
Per chi volesse divertirsi a scoprire insoliti e nuovi abbinamenti può consultare un bel sito ( http://www.atavolaconlabirra.it ) che permette di cercare l’abbinamento cibo-birra a partire dalla ricetta prescelta, dall’ingrediente che si ha in casa e, naturalmente, dalla birra che si desidera degustare.
Così, scopriamo che un bicchiere di Lager si accompagna ad un piatto impegnativo come la pasta al pesto, mentre per una porzione di verdure grigliate con crostini e scaglie di parmigiano potremmo optare per una Pils. Invece con spaghetti alla carbonara una Ale riesce a spalleggiarne la densa ricchezza. Infine per grande classico della domenica del Norditalia, la polenta con porcini può essere abbinato a una corposa birra d’Abbazia.
Allora divertitevi….