Nov 15 2008

Vini Kasher

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E’ sempre più diffusa e apprezzata la produzione di vino kasher che si può considerare la più antica applicazione del moderno copncetto di tracciabilità alimentare.

Sembrerrebbe che la prima cosa che fece Noé scendendo dall’arca sia stata piantare una vite. A sottolineare la rinnovata alleanza tra cielo e terra e la consapevolezza dell’intimo legame tra il vino e la divinità.

La qualifica kasher, oltre al significato letterale del termine - adatto - cioé idoneo al consumo nel rispetto dei dettami religiosi, nello specifico del vino comporta alcuni limiti : per essere kasher le uve, dalla vendemmia all’imbottigliamento, devono essere manipolate solo da ebrei osservanti, che ne certificheranno poi l’idonietà al consumo secondo la regloe alimentari previste dalla religione ebraica.

Ed è interessante notare come, in un momento in cui si parla spesso di tracciabilità della catena alimentare, di biologico e di biodinamico, il kasher sia la più antica pratica di certificazione esistente al mondo.

Un altro particolare della produzione kasher è il grande rispetto per la terra e la sua coltivazione : tra i filari non possono esservi altre colture; la vendemmia può essere effettuata a partire solo dal terzo anno dell’impianto e in , Israele, la terra deve riposare ogni sette anni. In cantina inoltre è vietato l’uso di qualsiasi coadivuante di origine animale, caseina compresa.

Una procedura complessa, quini sia nella realizzazione pratica che nel significato religioso. Una vera e proproi sfida per qualsiasi produttore. Sfida che ha raccolto con ottimi risultati la Feudi di San Gregorio con il MARYAN Fiano d’avellino e il ROSH da uve Aglianico . Con le complessive 20.000 bottiglie si trattano di vini essenzialmente di nicchia, ma che rappresentano l’attenzione che l’la Feudi pone in tutte le proprie azioni legate al mondo del vino.